Partito della Rifondazione Comunista

Blog Libero Aperto Plurale Alternativo del Circolo Comunista di TERMOLI
venerdì, 03 luglio 2009

IL RISVEGLIO DELLA CITTA' DORMIENTE

termoliSulle cronache locali di questi giorni assistiamo a ingiuriosi e veementi attacchi, in materia di turismo, contro l’attuale amministrazione comunale da parte di diverse soggettività: associazioni e comitati, sindacati di categoria, imprenditori e commercianti e singoli cittadini. Si evince dunque una nota positiva: Termoli si è finalmente destata da un lungo sonno che perdurava dalla “notte dei tempi”. Siamo ben lieti, infatti, di apprendere che taluni cittadini, nella fattispecie, commercianti e imprenditori, hanno finalmente dimostrato di avere acquisito senso civico, rispetto per l’ambiente e per i beni culturali, senso di accoglienza e di ospitalità verso i visitatori, insomma, hanno riscoperto un amore per la propria città. Peccato, però, che il loro amore per Termoli si sia manifestato con decenni di ritardo! Purtroppo, mentre la loro sensibilità e il loro interesse per la cittadina adriatica latitava o si rivolgeva altrove, si sono perpetrati sul nostro territorio i più feroci abusi edilizi e più gravi scempi ambientali, compromettendone irrimediabilmente ogni possibilità di sviluppo futuro.

Corre l’obbligo di elencare tutta una serie di scelte politico-amministrative che sono ricadute sulle nostre teste e che hanno segnato negativamente il futuro di un’intera comunità, senza che da quest’ultima si levasse una qualsiasi forma di protesta degna di questo nome (a parte qualche comunista “mangia-bambini” e qualche coraggioso ambientalista!).

Senza dilungarci troppo, si potrebbe partire dagli anni ottanta, quando si insediò a Termoli il polo chimico, che in nessuna maniera si può coniugare con uno sviluppo turistico. Dove erano questi Signori che oggi strepitano? Forse in vacanza? Gli operatori turistici dell’epoca (che in gran parte sono gli stessi di oggi!) si sarebbero dovuti preoccupare allora dell’impatto ambientale sul territorio e delle ricadute che tali scelte avrebbero avuto sulle loro attività e magari allora attaccare le amministrazioni concretamente responsabili. Non ci risulta questo sia accaduto.

Veniamo a un passato più recente, quando si è proseguito con tali scellerate scelte e si è deciso di piazzare a Termoli una centrale turbogas: dov’erano allora i rappresentanti di Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Federalberghi, Consorzio turistico Acque Chiare? Assenti ingiustificati! Non risposero all’appello e né si unirono alla protesta, non si preoccuparono nemmeno di difendere le sorti delle piccole imprese turistiche che rappresentano.

Questa sedicente “Legambiente” poi, che oggi si risveglia per attribuire vessilli neri, dove stava? Noi lo ricordiamo bene: era presente, con un suo esponente nazionale, in un convegno tenutosi al Consorzio del Nucleo Industriale, a dichiararsi sostanzialmente favorevole all’istallazione di centrali turbogas.

Per fortuna, bisogna dire, che oltre noi, c'erano qualche altra forza politica, i sindacati, i comitati civici, cittadini termolesi e dei paesi limitrofi, la provincia, la Coldiretti, la CIA, ecc., a lottare per difendere l’interesse e la salute pubblica dell’intera comunità, di conseguenza, anche gli interessi di imprenditori e commercianti che vivono di attività legate al turismo e che invece sono rimasti a casa. L’epilogo di quella vicenda è purtroppo noto a tutti e il “mostro” turbogas da tre anni continua a mandarci inquietanti segnali di fumo, magari, se fossimo stati più numerosi nel portare avanti quella battaglia, l'esito non sarebbe stato scontato.

In un passato più recente le acque del nostro litorale sono state scelte per l’istallazione di un impianto eolico off-shore e anche in quel caso c’è stato l'assordante silenzio delle citate categorie. L’amministrazione era da sola ad opporsi strenuamente a questo progetto. Forse gli albergatori e i balneatori termolesi erano convinti che un ombrellone o una camera d’albergo con vista su pala eolica sarebbe stata fonte di qualche attrattiva turistica!

Termoli, infine, risultava inclusa nell’elenco dei siti in cui realizzare una centrale nucleare, e anche qui il silenzio. Appena qualche mese fa si è svolto un consiglio comunale monotematico che si è espresso in maniera contraria all’istallazione di centrali nucleari a Termoli e su tutto il territorio nazionale, ma nessuno di questi rappresentanti era presente, quantomeno per conoscere le posizioni degli schieramenti politici sull’argomento o ha mandato a dire cosa pensasse. E oggi si riscoprono tutti contestatori!

Riteniamo che la contestazione sia il sale della democrazia, ma questa ci pare davvero poco credibile, poiché proviene da chi si è davvero poco preoccupato dello sviluppo della nostra cittadina adriatica: martoriata, cementificata, stuprata e privata della sua potenziale vocazione turistica. A rigor di logica, crediamo che la strumentalità di questa protesta risulti evidente non solo ai sottoscritti, ma anche a quella parte di città che oggi non si unisce al coro, ma è attenta e sa giudicare quello che accade e che è accaduto in passato.

E’ evidente la mancata comunione di intenti tra amministrazione e operatori turistici (con forse qualche strumentalità politica di troppo!), soprattutto per quel che concerne i temi fondamentali che riguardano uno sviluppo ambientale e turistico sostenibili di Termoli. Di questo ce ne dispiace molto poiché, mai come adesso, sarebbe stato utile un impegno attivo e unitario, da parte di tutti, per riqualificare e tutelare Termoli e tentare di riportarla alla sua vocazione originaria e naturale. I danni ormai sono stati già fatti in passato, ma qualcosa di concreto crediamo si stia iniziando a fare e non smetteremo di operare in tal senso.

È inevitabile chiedersi, a questo punto, chi è che ha veramente a cuore il futuro della città e quanti ne hanno permesso lo scempio e il degrado attraverso il silenzio-assenso? Invitiamo i cittadini tutti, in particolare, quelli più attenti, che conservano buona memoria e un sano senso civico, a meditare attentamente. Diceva qualcuno, infatti, chi non ha memoria non ha futuro.

 


PER IL CIRCOLO DI TERMOLI

Giuseppe Di Blasio

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mercoledì, 01 luglio 2009

INIZIATIVA NO G8! A BONEFRO

No G8

i poveri devono contare

 

Bonefro 3 luglio ore 16 –

Centro comunitario presso villaggio dei terremotati

 

 

Programma dei lavori

 

Introduzione - Antonio De Lellis portavoce rete sociale molisana No G8

 

relazioni

La speranza indignata - Antonio Di Lalla (parroco di Bonefro e direttore de "la Fonte")

Il terremoto aquilano - Antonietta Centofanti (associazione vittime casa dello studente de l'Aquila)

La ricostruzione materiale a 7 anni dal terremoto molisano - Domenico D'Adamo ( "la Fonte")

Il decreto per la ricostruzione dell'Abruzzo - Isidoro Malandra (associazione Oltre- Abruzzo)

 

interventi programmati

Oltre la paura - Italo Di Sabato (brigate di solidarietà attiva)

La vertenza legalità in Molise - Franco Novelli (portavoce di Libera-Molise)

Il Molise come un laboratorio per l'economia sociale - Antonio Ruggieri (direttore de "il Bene Comune")

 

economia della catastrofe

Quanto è costata e chi sta pagando la crisi - Renato Di Nicola (Abruzzo Social Forum)

La questione palestinese - Nando Capovilla (coordinatore nazionale di Pax Christi)

 

comunicazioni e dibattito

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mercoledì, 01 luglio 2009

ADESIONE E SOSTEGNO DEL PRC MOLISANO ALLE INIZIATIVE CONTRO IL G8

Il Partito della Rifondazione Comunista del Molise sosterrà attivamente tutte le iniziative e le mobilitazioni previste dal 2 al 10 luglio su tutto il territorio nazionale contro il G8 a L'Aquila e, in particolare, aderisce all'iniziativa molisana del 3 luglio a Bonefro, ove si terrà un dibattito sull'economia della catastrofe. Emblematica è stata la scelta di organizzare l'iniziativa presso un Comune del cratere sismico.

Ricordiamo, infatti, che il PRC, promotore attivo di tutte le iniziative, è impegnato dal 6 aprile, concretamente e incessantemente, con le “Brigate della Solidarietà”, sui territori abruzzesi colpiti dal tragico sisma.

Invitiamo iscritti e simpatizzanti, cittadini e lavoratori, giovani e disoccupati a sostenere lotte e iniziative per diventare protagonisti del proprio futuro.

Invitiamo tutti a manifestare contro i potenti che si riuniranno a L'Aquila, gli emissari del potere capitalistico e dello sfruttamento, per costruire insieme l'Alternativa alla barbarie dei sistemi liberisti e neoliberisti, che schiavizzano e mercificano l'umanità di questo pianeta.


PER LA SEGRETERIA REGIONALE PRC

Antonello Manocchio

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martedì, 30 giugno 2009

Golpe in Honduras: Rifondazione partecipa al sit-in di solidarietà e chiede il ritorno di Zelaya

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime una forte condanna rispetto a quanto sta avvenendo in Honduras. Il golpe perpetuato ai danni del presidente Zelaya fa sprofondare il Paese e l’intero continente agli anni neri delle dittature e delle ingerenze in tutta l’America Latina.

Ancora una volta viene negato ad un popolo il diritto a scegliere il proprio futuro. L’Honduras infatti solo pochi mesi fa ha aderito all’Alba, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, sancendo in maniera chiara di stare dalla parte di quello straordinario processo di integrazione politica e di cooperazione regionale in tutta l’America Latina e di affrancarsi dalle ingerenze delle multinazionali e degli interessi del capitale statunitense ed europeo.

Ed è significativo come questo colpo di stato, voluto dai poteri forti del Paese ed eseguito dalle Forze Armate, avvenga a pochi giorni dal referendum elettorale del 28 giugno, che mirava a dare vita ad una Assemblea costituente, democratizzare il sistema politico e consentire alle organizzazioni di base, comunitarie e sindacali una maggiore partecipazione nel processo di trasformazione dello Stato e dell’economia.

Per Rifondazione Comunista c’è un unico presidente, Jose Manuel Zelaya, che deve rimane legittimamente al suo posto e fa appello alla società civile e a tutte le associazioni, reti di solidarietà ed alle forze sociali, politiche e sindacali di mobilitarsi, anche nel nostro Paese, per denunciare il colpo di stato in atto in Honduras, chiedere il ritorno del presidente Zelaya e chiedere la fine immediata dello stadio d’assedio.

Per questo, il Partito della Rifondazione Comunista parteciperà al sit-in di solidarietà che si terrà oggi, martedì 30 Giugno, di fronte all’Ambasciata dell’Honduras a Roma (Via Giambattista Vico 40 – metro Flaminio) alle ore 18,30 ed invita tutte/i le/i cittadine/i a partecipare.

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lunedì, 29 giugno 2009

HO VISTO L'AQUILA

Lettera a mia moglie scritta ieri notte,

" Ho visto L'Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli.

Ho mangiato nell'unico posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando "Si Può Fare". Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna Maria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo. Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa, Francesca, stanno malissimo. Sono riusciti a ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all'improvviso, anche nel cuore della notte, per "controllare". Gli anziani stanno impazzendo.

Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c'era la parola "cazzeggio". A venti chilometri dall'Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di … arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. Hanno rifiutato ogni aiuto internazionale e hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L'Aquila. Poi c'è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I  militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E' come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l'importante è che all'esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, giuro, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l'ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che là va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri adulti, a qualche anziano, mi ha detto che "quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l'intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente". Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti là è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c'è più, tutto perduto. Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C'era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi questa umanità di cuori palpitanti e di persone dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato là. Ci voglio tornare.

Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere. Anzi metto in rete questa mia lettera per te."

Andrea Gattinoni

(Andrea Gattinoni è un attore, uno degli interpreti del recente film "Si può fare" con Claudio Bisio)

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lunedì, 29 giugno 2009

ELEZIONI RSU IN FIAT, SLAI-COBAS PRESENTA RICORSO

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A dieci giorni dalle elezioni per il rinnovo degli organismi sindacali della Fiat Powertrain, il coordinamento provinciale di Campobasso dello Slai-Cobas presenta un ricorso agli enti competenti per «L'inspiegabile mancata assegnazione della della Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza). Dopo aver riconquistato la Rsu nel voto del 16 e 17 giugno, infatti, lo Slai-Cobas denuncia irregolarità relative dellÂ’operato della commissione elettorale interna per per l'assegnazione della Rls.

«Ancora una volta tentano di bloccare la parola allo Slai-Cobas  - denunciano dal sindacato metalmeccanico autonomo - nonostante le norme vigenti e le prassi consolidate dicono di assegnare la Rls al primo candidato eletto di ogni sindacato (6 Rls da nominare, su altrettante sigle che hanno ottenuto almeno una rappresentanza). In questo caso, invece, con un colpo di spugna viene assegnata alla lista Fismic (ex Sida) seppure il loro primo eletto abbia riportato minor voti di preferenza del candidato dello Slai-Cobas il perché secondo loro alla Fim-Cisl ne vengono addirittura date 2, incoronandola come reginetta dell'anno».


«E' un nostro diritto - conclude lo Slai - difendere la sicurezza dei lavoratori dalle speculazioni di convenienza di qualcuno. I lavoratori ci hanno votato e andremo fino in fondo nella battaglia sindacale e legale per riavere quello che ci spetta, contro chi muove i fili di questo capitalismo sfasciato e che vorrebbe sempre di più di attanagliare chi dice la verità sulle condizioni e sui pericoli che corrono spesso i lavoratori dentro le fabbriche alienati e mossi a bacchetta dal carretto della concertazione e della flessibilità».

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martedì, 23 giugno 2009

INIZIATIVE IN PREVISIONE DEL G8 A L'AQUILA

g8Il 21 Giugno si è svolta a L’Aquila l’assemblea nazionale contro il G8. 

L’Assemblea, molto partecipata ed eterogenea ha ripreso il comunicato “L’Aquila e le altre”, emerso dalla precedente assemblea del 1 giugno, con le sue caratteristiche di diffusione e dislocazione delle mobilitazioni contro il G8. Dal 2 al 10 Luglio vi saranno dunque iniziative diffuse in tutte le città italiane, mobilitazioni che saranno rivolte contro i responsabili della crisi e caratterizzate dalla solidarietà verso le popolazioni terremotate e per una ricostruzione sociale del territorio abruzzese.

Le iniziative previste dal 2 al 10 Luglio seguiranno questo calendario:

2 luglio diverse manifestazioni sono già promosse da associazioni e realtà territoriali in Sardegna.

3 luglio Bonefro (CB) dibattito L'economia della catastrofe. Il dibattito si svolge in un comune del cratere sismico del 2002 che ha colpito il Molise

4 luglio a Vicenza, manifestazione per restituire il Dal Molin ai cittadini. Indipendenza, dignità, partecipazione: la terra si ribella alle basi di guerra.

7 luglio a Roma, accoglienza ai grandi dove la rete NoG8 indice, in occasione della presenza nella capitale delle delegazioni internazionali in transito verso il G8 di Coppito, una “Giornata dell’Accoglienza ai Potenti della Terra”, con iniziative diffuse e “piazze sociali anti-crisi”.

Sempre il 7 luglio a Pescara, si svolgerà un’iniziativa di Goletta Verde contro il decreto sicurezza in solidarietà ai migranti, dal titolo”L’ Abruzzo è un porto di mare, noi non respingiamo!”, mentre il 9 luglio si svolgeranno sempre in città iniziative in difesa dell’acqua come bene comune dell’umanità.

8 luglio iniziative dislocate in tutte le città, per disegnare una “Mappa della Crisi” attraverso la quale I territori, le comunità e le organizzazioni sociali in resistenza a partire da Roma, passando per Napoli, Genova, Padova, Bologna, Milano, Ancona, Palermo e tutte le altre, manifesteranno la propria indignazione contro la crisi, il carovita, la precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale, la mercificazione dei beni comuni, la militarizzazione.

Le proposte emerse rispetto alle mobilitazioni sul territorio aquilano, infine sono quelle di:

Una fiaccolata per chiedere “verità giustizia e ricostruzione sociale”che si svolgerà dalla mezzanotte fino alle 3e32 del 6 Aprile.

Un forum sulla ricostruzione sociale che si svolgerà a l’Aquila il 7 Luglio e affronterà i temi peculiari del territorio aquilano in rapporto alla crisi globale.

E infine, per il 10 luglio, una marcia pacifica e di massa nei territori del terremoto che esprima la solidarietà alle popolazioni aquilane, la necessità di una ricostruzione sociale, ma anche il dissenso generalizzato contro la crisi, sulla quale non essendo emersa una reale condivisione i promotori chiedono nei prossimi giorni un confronto alle realtà locali sulla costruzione di tale iniziativa. 

E’evidente che l’accelerazione che ha subito il contesto è stata una conseguenza diretta del terremoto e della scelta ignobile di questo governo di voler svolgere in questo territorio il G8 della crisi, scelta che tutti i presenti hanno nuovamente condannato.

Il modo migliore che abbiamo individuato, per sintetizzare una lunga assemblea come quella di oggi, è stato quello di riportare in questo report tutti gli appuntamenti. Chiediamo infine in maniera determinata e condivisa da tutti, che chiunque voglia portare qui la propria solidarietà e i propri percorsi di lotta in quei giorni lo faccia nel rispetto totale della situazione drammatica che si vive in questo territorio. 

Mancano solo 16 giorni al G8, saranno quindi le varie realtà che costruiranno le mobilitazioni a diffondere al più presto maggiori informazioni sulle singole iniziative.

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lunedì, 22 giugno 2009

FERRERO, PRC: REFERENDUM, GLI ITALIANI HANNO SEPOLTO BIPARTITISMO

Il referendum è fallito grazie alla consapevole scelta dell'elettorato italiano, che ha scelto in massa di astenersi. L'ipotesi bipartica era già stata sepolta una prima volta dalle urne 15 giorni fa con il voto alle Europee, oggi viene seppellita dall'astensione sul referendum. Ora però si tratta di fare un'altro importante passo in avanti, e cioè di cambiare la "legge porcata" con la quale si va a votare alle politiche, uscendo definitivamente dai disastri della Seconda Repubblica, disastri che sono conseguenza anche di quella sciagurata legge elettorale. Come Rifondazione Comunista proponiamo un sistema elettorale alla tedesca, e cioè una legge elettorale proporzionale con sbarramento e con la reintroduzione delle preferenze. Sulla base di questa proposta chiediamo a tutte le altre forze politiche di confrontarsi e discutere.


Ufficio stampa PRC

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mercoledì, 17 giugno 2009

DOCUMENTO FINALE APPROVATO AL CPN DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DEL 13-14 GIUGNO A ROMA

Il risultato delle elezioni a livello europeo vede una vittoria dei partiti di destra, l’emergere prepotente di destre estreme, nazionaliste e razziste, una tenuta delle forze della sinistra di alternativa e la sconfitta pesante delle socialdemocrazie. Il progetto strategico delle socialdemocrazie europee che hanno condiviso con le destre la linea liberista che ha caratterizzato l’Europa viene sonoramente sconfitto. La crisi derivante dalle politiche liberiste sta quindi producendo un ulteriore spostamento a destra dell’asse dell’Europa. Questa situazione enfatizza la necessità di rafforzare di molto il progetto della sinistra europea al fine di produrre una alternativa a livello continentale che ci permetta di essere efficaci nel contrastare sia le politiche liberiste che gli effetti devastanti delle stesse in termini di guerre tra i poveri.

A livello italiano, le elezioni hanno determinato l’indebolimento dei due progetti estremi di scardinamento istituzionale. Da un lato Berlusconi non ottiene il plebiscito che aveva cercato e vede indebolirsi il suo progetto eversivo di scardinamento della Costituzione. Questo non significa però che la destra esca indebolita dalle elezioni, anzi. La Lega esce rafforzata dalla consultazione e diventa sempre più il catalizzatore delle paure sociali che in altri paesi trovano il loro punto di riferimento in partiti di estrema destra fino ad ora extraistituzionali.
Dall’altra subisce un colpo anche il tentativo del PD di dare uno sbocco alla crisi del sistema politico nella direzione del bipartitismo. Le lezioni ci consegnano un sistema politico che vede l’indebolimento dei due partiti maggiori e una situazione di maggior pluralismo politico. Il PD esce decisamente ridimensionato dalla consultazione elettorale – dato che si riverbera pesantemente nelle elezioni amministrative – e vede un deciso travaso di consensi verso l’Italia dei Valori e – in parte – verso la sinistra. Di Pietro capitalizza la visibilità del suo antiberlusconismo urlato ma privo di contenuti alternativi per quanto riguarda le politiche economiche e sociali. Un risultato quello dell’IdV non privo di contraddizioni che sarebbe sbagliato dare per stabilizzato: la domanda di cambiamento che si è riversata nel voto all’IdV non trova nelle proposte di questa formazione politica una risposta effettiva e questa contraddizione è tutt’altro che chiusa.


Il nostro risultato.

Nonostante il grande e generoso impegno dei compagni e delle compagne, il nostro risultato è stato negativo perché non ha raggiunto il quorum necessario per avere una rappresentanza al parlamento europeo. Questo esito è figlio della sconfitta storica subita l’anno scorso dalla sinistra arcobaleno in seguito alle negativa esperienza di governo e ci segnala che l’uscita da quella crisi è appena cominciata. Nello specifico il mancato raggiungimento del quorum è da addebitarsi in primo luogo alla scissione che Rifondazione ha subito e alla scelta dei compagni e delle compagne fuoriuscite da Rifondazione di dar vita ad un cartello elettorale con i socialisti craxiani in una riedizione moderata della fallimentare esperienza dell’arcobaleno.
Questo dato non deve però far velo sull’analisi dei risultati - che sono al di sotto delle possibilità - e che ci segnala alcuni nodi di fondo. In primo luogo è evidente l’esito deludente del voto al Nord. Pur avendo capito il problema della crisi e avendo messo a tema la necessità di un intervento strategico dentro il contesto di guerra di movimento determinato dalla crisi, siamo riusciti solo parzialmente a dispiegare una iniziativa politica efficace. I comitati contro la crisi che pure avevamo lanciato come proposta unitaria e aperta non sono partiti o siamo stati capaci di farli solo a macchie di leopardo. Complessivamente siamo stati più dei commentatori della crisi che costruttori di risposte concrete in termini di mobilitazione ed organizzazione.
In secondo luogo è evidente che abbiamo declinato il nostro essere comunisti più sul versante dell’appartenenza ad una storia che non nella capacità di avanzare una proposta di radicale trasformazione sociale. Anche il richiamo all’elemento simbolico chiede di essere declinato in avanti al fine di poter recuperare una nostra credibilità e utilità. Il comunismo è stato percepito più come un elemento di nostra appartenenza storica e ideologica che non come “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”: non siamo riusciti a far percepire il nesso tra il comunismo e l’alternativa.
In questo contesto il voto amministrativo, non differenziandosi dal trend generale è negativo, in particolare per quanto riguarda le elezioni comunali, in cui registriamo un ulteriore calo di voti. Questo dato sottolinea ulteriormente il dato dello scarso radicamento sociale del partito su cui occorre assolutamente intervenire. Questo risultato si traduce in un netto calo di eletti negli enti locali interessati dalla consultazione elettorale.
Ovviamente la situazione concreta in cui siamo stati costretti ad operare, con il congresso di Luglio mai chiuso, la scissione strisciante, uno stillicidio continuo di attacchi non ci ha certo favorito. Il contesto in cui si siamo trovati ad operare non deve però nascondere i limiti soggettivi che abbiamo avuto, che sono da riconoscere per superarli e migliorare la nostra azione politica. In particolare perché l’offensiva che punta alla distruzione di una sinistra comunista e di alternativa in nome di una sinistra senza aggettivi è tutt’altro che terminata. La nostra proposta politica deve quindi fare i conti con questo dato di contesto che ci accompagnerà ancora per lungo tempo.
Per mettere a frutto il milione di voti che abbiamo ottenuto con la lista anticapitalista e comunista, su una proposta politica chiara di alternativa di sistema, riteniamo quindi necessario fare un salto di qualità. Dopo aver individuato nel Congresso di Chianciano la necessità di una svolta in basso a sinistra, si tratta ora di approfondire e articolare questo percorso su quattro livelli

1) Costruire e unificare l'opposizione sociale.

La crisi e le soluzioni che ad essa si prospettano, i risultati delle elezioni, rendono ancor più importante di prima quella costruzione dell'opposizione sociale che da tempo abbiamo posto al centro delle nostre riflessioni. Una vera e propria costruzione, ossia un intervento soggettivo forte e coscientemente orientato, perché altrimenti la dinamica spontanea dei conflitti oscillerà tra momenti di disperato ripiegamento individualistico (col connesso ricorso clientelare alla politica) e momenti di altrettanta disperata esplosione, in un contesto di crescita della guerra tra poveri. In assenza di una dispiegata opposizione sociale è l’intero arco dei diritti sociali, democratici e civili che viene aggredito alla radice
Una tale costruzione si presenta particolarmente difficile sia per i limiti del nostro partito e dell'intera sinistra, sia per la notevole differenza dei modi in cui la crisi si riverbera sui diversi strati popolari e nelle diverse parti d'Italia. A seconda delle diverse realtà produttive e territoriali, avremo la crescita della cassa integrazione nei gruppi medio-grandi e l'esplodere dei licenziamenti tra le imprese della subfornitura; il fiorire di patti corporativi tra operai e padroni e la mobilitazione di tutte le risorse territoriali in opposizione ai territori limitrofi; la disoccupazione dei precari nella formazione, nella cultura, nei servizi pubblici e soprattutto in quelli privati, nonché l'acuirsi delle tensioni legate alla scarsità delle risorse pubbliche ed alla gestione del territorio nel Sud. La crisi colpirà quindi settori di classe assai diversi per aggregazione e per capacità di resistenza economica e di risposta sindacale e politica. Questa situazione articolata ci chiede quindi di essere in grado di penetrare diversi conflitti, diversi linguaggi e culture, e di unificarli tendenzialmente tutti in una comune battaglia contro la gestione padronale della crisi, a partire dall'idea di una generalizzazione della cassa integrazione a carico della fiscalità generale.
A tal fine è necessario un salto di qualità del nostro partito nella sua capacità di sperimentare, di organizzare vertenze, di sviluppare le pratiche del partito sociale, di coinvolgere in maniera programmatica, pianificata e determinata altri soggetti sociali e politici.
In particolare, le prime sperimentazioni del partito sociale hanno dimostrato la nostra capacità, oltre che di dare nuove motivazioni ai compagni ed alle compagne, di riprendere il contatto con settori popolari da tempo abbandonati dalla sinistra e sedotti dalla destra, di migliorare la nostra conoscenza delle diverse esigenze delle diverse componenti della classe, di iniziare a costruire quei luoghi sociali che soli possono aggregare una classe spesso dispersa e frammentata. La crisi rende urgente trasformare queste sperimentazioni in pratica diffusa e comune del partito, per costruire esperienze i Comitati Contro la Crisi, vertenze, esperienze mutualistiche, risposte immediate ai bisogni immediati, che aiutino i lavoratori a non sentirsi soli e li abituino a guardare ai comunisti ed alla sinistra con una rinnovata speranza. Ogni circolo, ogni commissione, dovrà preoccuparsi di intrecciare alla propaganda politica e al lavoro nelle istituzioni, la formulazione di proposte concrete di iniziativa scoiale che producano risultati tangibili sui territori e nei luoghi di lavoro, perché solo in tal modo si possono intaccare quella disperazione e quella sfiducia nell'azione collettiva che sono il brodo di coltura della destra. A tal riguardo è del tutto evidente che le manifestazioni nazionali fatte sono stato un elemento importante ma non sufficiente. Sia sul terreno politico che su quello sindacale è necessario riprendere una iniziativa articolata e conflittuale che superando ogni suggestione concertativa ricostruisca sul terreno diversi rapporti di forza. Su questo terreno si misurerà in particolare la capacità della Cgil di reagire positivamente all’attacco politico di cui è fatta oggetto da parte di governo e padronato. La ricostruzione a partire dai luoghi di lavoro e dai territori di una opposizione sociale conflittuale, è la condizione per aggregare le forze necessarie a porre il tema dell’uscita da sinistra dalla crisi.
Ma è del tutto chiaro che per una simile impresa, per avere la necessaria diffusione ed efficacia, l’impegno del nostro partito è necessario e decisivo ma non sufficiente. Proponiamo quindi che a partire dal coordinamento della lista anticapitalista e comunista sia necessario coinvolgere direttamente tutti i soggetti disponibili sul territorio a costituire i Comitati Contro la Crisi.
Dopo una fase in cui siamo stati necessariamente concentrati sulla giusta necessità di rivendicare la nostra esistenza come partito e la nostra autonomia politica, dobbiamo ora fare un salto di qualità. Consapevoli come siamo della difficoltà di costruire un'opposizione sociale efficace, dobbiamo fare in modo che ogni nostra iniziativa preveda il coinvolgimento di altri soggetti, l'inizio di una relazione stabile che può conoscere insuccessi e stalli, ma che deve essere perseguita come obiettivo vitale.
Esiste infatti un grande potenziale di impegno e iniziativa sociale, nella persistente cultura e pratica del movimento altermondialista, nelle esperienze sindacali, in alcune sezioni territoriali di altri partiti che, disorientata e dispersa dalla sconfitta dell'aprile 2008, non ha comunque smesso di tentare soluzioni: a questo potenziale dobbiamo rivolgerci se non vogliamo che la costruzione dell'opposizione sociale resti un vuoto slogan.

2) Per un polo della sinistra di alternativa

La credibilità dell'opposizione sociale richiede però che ci si muova anche sul versante dell'opposizione politica. Questa affermazione apparentemente ovvia riveste oggi un significato assai particolare: infatti la presenza di un'opposizione politica credibile (per dimensioni, per stile di lavoro e per programma) non è solo il logico sbocco di un'opposizione sociale, ma oggi ne costituisce in parte una condizione. Oggi non esiste una opposizione credibile perché quella parlamentare è subalterna ai poteri forti del paese e quindi non è mai in grado di prefigurare una alternativa al berlusconismo in particolare sul terreno economico e sociale. Proprio nel momento in cui le ipotesi socialdemocratiche mostrano appieno il proprio fallimento strategico ed entrano in crisi anche a livello europeo, diventa assolutamente necessario costruire una sinistra di alternativa.
A partire dal Coordinamento della lista anticapitalista e comunista, proponiamo quindi di operare per costruire un polo della sinistra di alternativa autonoma dal PD. Tale processo, che parte dal coordinamento delle forze che hanno promosso la lista per allargarsi, si deve strutturare sia a livello nazionale che locale. A tal fine proponiamo di avviare da subito una interlocuzione con tutti i soggetti, politici, sociali, culturali, interessati a questo progetto politico per coinvolgerli a pieno titolo nella promozione e costruzione del polo della sinistra di alternativa. Per rompere la gabbia del bipolarismo è vitale la costruzione di un polo della sinistra anticapitalista che, su precisi basi programmatiche e nella piena autonomia dal PD, sappia far vivere la prospettiva dell’alternativa. Su questa base occorre interpellare tutte le forze della sinistra politica, sociale, sindacale, per individuare e costruire insieme i passaggi che, a partire dall'unità d'azione in significative iniziative di massa, consentano la costruzione di un soggetto unitario in cui nessuno debba rinunciare ad identità, simboli, ambiti e forme particolari di azione politica. Tutti questi passaggi devono essere sostanziati da momenti di coinvolgimento del "nostro" popolo che consentano comunque a decine di migliaia di persone di sentirsi partecipi di un processo che deve rompere la separatezza tra politica e società. Questo processo di aggregazione deve infatti anche fare i conti positivamente con la crisi della politica che caratterizza pesantemente la crisi attuale.
Per fare tutto ciò è necessario rafforzare il partito, rilanciare il progetto della rifondazione comunista e della sinistra europea. Noi riteniamo infatti che a partire da questo punto di vista si possono leggere più efficacemente sia la natura della crisi in atto, sia la posta in gioco degli attuali scontri politici. Si tratta proprio di mostrare la fecondità del punto di vista comunista, definendo a partire da essa i contenuti fondamentali di un programma di alternativa che dobbiamo articolare meglio.
I nodi dell’uscita a sinistra dalla crisi, in termini di redistribuzione del reddito, di blocco dei licenziamenti, di estensione degli ammortizzatori sociali e di introduzione del salario sociale, di blocco delle privatizzazioni e di rilancio dell’intervento pubblico per una riconversione ambientale e sociale dell’economia sono i punti centrali attorno a cui lavorare. Da qui occorre partire per affrontare i nodi dell'immigrazione, della sicurezza, del welfare, dei diritti individuali sociali e civili e della loro esigibilità. Si tratta indubbiamente di un progetto ambizioso: ma quando, se non in condizioni di crisi, possono essere proposti progetti analoghi?
E' nella discussione di questi temi che si può procedere ad un'aggregazione non politicista di forze diverse, a risvegliare l'orgoglio di una sinistra dispersa, a stimolare ed incalzare le numerose forze dell'associazionismo e dei movimenti tematici, ad interloquire positivamente con le più importanti esperienze sindacali, a partire dalla sinistra della CGIL e dall'importante dinamica di aggregazione del sindacalismo di base. E' sulla base di una posizione politica forte ed autonoma, centrata su un progetto credibile, che si può intervenire positivamente sulla crisi del PD, non certo facendoci risucchiare al suo interno.


3) Il rilancio della rifondazione comunista

Il ruolo e il rilancio del partito e del progetto della rifondazione comunista, l’apertura di un confronto serrato con le altre organizzazioni comuniste, si pone all'interno della costruzione dell'opposizione sociale e della costruzione di un polo della sinistra di alternativa.

Noi comunisti siamo oggi di fronte ad una opportunità storica. La crisi mondiale dimostra la giustezza di molte delle nostre affermazioni, e l'eventuale momentanea soluzione dei più gravi problemi finanziari, porterà probabilmente alla luce più profondi problemi strutturali: l'acuirsi degli squilibri globali e della crisi ambientale; l'impossibilità, per il capitalismo, di accettare oltre un certo limite una dinamica crescente dei salari e quindi della domanda; la non risolta crisi dei profitti che ha contribuito non poco alla finanziarizzazione dell'economia e che rimanda alla crescente difficoltà di dar vita ad una produzione altamente socializzata sulla base della proprietà privata. La crisi capitalistica apre quindi grandi spazi di iniziativa politica. Ma nel contempo, il nostro persistente minoritarismo e la nostra difficoltà a parlare all'insieme della società, dimostrano che per valorizzare pienamente le nostre buone ragioni è necessario che la nostra posizione si modifichi ed evolva, in relazione ai modi concreti in cui si pongono le contraddizioni del capitalismo, che non sono mai identici ai modi precedenti. Senza questo salto di qualità rischia di andare perduta questa opportunità storica.
Il rilancio della prospettiva comunista che passa per il rilancio del nesso tra eguaglianza e libertà come guida dell’azione politica. Necessita l’apertura di un ampio confronto politico e culturale, deve costruire unità d'azione in campagne di massa che, indicare una via di uscita alla crisi italiana.

La crisi infatti ripropone il nodo del comunismo, cioè di una trasformazione sociale radicale, ma proprio per questo si fa più urgente la necessità di adeguarla alla forma attuale delle classi, della società, della mobilitazione politica, della stessa individualità soggettiva. Bisogna dunque rilanciare con forza il processo della rifondazione comunista, la capacità di cogliere meglio le contraddizioni così come oggi essere si presentano nelle nuove forme di sfruttamento, nel riconoscimento pieno e senza riserve del carattere costituente della questione ambientale, della centralità dei diritti individuali e della lotta al patriarcato.
Dobbiamo cioè essere in grado di declinare il tema del comunismo non solo come appartenenza ad una storia ma come proposta politica radicale di trasformazione sociale oggi. Questa è la sfida su cui aprire il confronto oggi tra le diverse esperienze comuniste.

4) Un salto di qualità nel funzionamento del partito

Per svolgere i compiti che abbiamo sopra descritto è necessario un salto di qualità nell’organizzazione del Partito, sia nella capacità di finalizzare il nostro lavoro all’iniziativa esterna, al lavoro sociale del partito, sia nella capacità di superare limiti e farraginosità di funzionamento dei nostri organismi dirigenti. Troppo spesso le intuizioni non diventano parole d’ordine praticate, le campagne di massa vengono cominciate e non portate a termine. In altri termini da tempo non siamo in grado di individuare chiaramente le priorità di lavoro politico e le iniziative si susseguono senza sedimentare identità e senza determinare risultati misurabili. Parallelamente, il partito si è progressivamente sedimentato in aree strutturate, sclerotizzandosi. Questa situazione se da un lato ha contribuito ad evitare lo scioglimento del PRC, dall’altra questa costituzione materiale sta determinando gravi problemi: nei fatti funzioniamo come una federazione.
Questo meccanismo tende a selezionare i quadri più sulla base della fedeltà che della capacità e rappresenta un limite alla capacità di espansione del partito oltre che alla sua vivibilità interna. Abbiamo la necessità di una profonda autoriforma della nostra vita interna. Così come abbiamo la necessità di una profonda riorganizzazione e razionalizzazione delle strutture del partito, vista la scarsità di risorse finanziarie. Occorre salvaguardare pienamente il pluralismo interno e nello stesso tempo superare un meccanismo sclerotizzato che limita il confronto e il lavoro politico. Il CPN impegna tutto il gruppo dirigente a misurarsi con questa esigenza, dai circoli alla direzione nazionale, avviando un percorso di ridisegno del funzionamento del partito in modo da renderlo più confacente agli obiettivi politici che ci siamo dati.

 

Documento finale della Segreteria

approvato con 88 voti a favore - CPN del 13 e 14 giugno 2009.

postato da PRCTERMOLI alle ore 08:32 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: documenti, roma, , prc , cpn

sabato, 13 giugno 2009

INTRODUZIONE DI FERRERO IN DIREZIONE NAZIONALE DEL PRC

Le elezioni ci consegnano un panorama decisamente spostato a destra. A Livello europeo assistiamo alla vittoria delle forze conservatrici, ad una pericolosa crescita delle forze razziste e al crollo delle socialdemocrazie. Le forze della sinistra europea tengono con alcuni elementi di crescita ma certo non sfondano. Per adesso la crisi quindi lavora a destra, il disagio sociale si esprime principalmente fuori dalla politica – attraverso il non voto – o dentro una logica di guerra tra i poveri egemonizzata dalla destra.

In Italia assistiamo ad una sconfitta del tentativo berlusconiano di sfondamento costituzionale che ha voluto trasformare le elezioni in referendum sulla sua persona. Il plebiscito non c’è stato. La sconfitta dell’estremismo berlusconiano non si traduce però nella sconfitta delle destre che complessivamente non perdono voti.  La tenuta delle destre con la vittoria della sua ala razzista e populista si accompagna ad una redistribuzione di voti nell’ambito delle opposizioni: sconfitta secca del PD, raddoppio dell’Italia dei Valori, raddoppio dell’area di sinistra che però non elegge in quanto divisa in tre. Come la Lega capitalizza a destra, Di Pietro capitalizza a sinistra sulla base di un antiberlusconismo tanto urlato quanto inconsistente sui contenuti economici e sociali.

In questo contesto due sono le urgenze su cui lavorare. 

In primo luogo la costruzione di una forte opposizione sociale, politica e culturale non solo a Berlusconi ma alla politica del governo, di confindustria, delle banche e – quando serve – al Vaticano. Occorre rompere la pace sociale che si traduce in disperazione individuale ed in impotenza di fronte alla crisi. Di fronte alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro vi è una drammatica assenza di iniziativa politica e sindacale che noi dobbiamo provare a forzare. Occorre ricostruire un sano conflitto sociale per evitare che la crisi continui a produrre unicamente guerre tra i poveri e che la destra estrema continui a rafforzarsi proprio a partire dalla crisi. Su questo è necessario un salto di qualità fortissimo nel lavoro politico del partito che deve essere riorganizzato dalla testa ai piedi nella direzione del lavoro sociale, della costruzione e della generalizzazione del conflitto. Occorre passare decisamente dall’opposizione urlata ma parolaia all’opposizione sociale nel paese, alla mobilitazione contro i contenuti concreti delle politiche governative.

In secondo luogo occorre avviare una iniziativa specificatamente politica sul terreno dell’unità della sinistra. L’unità della sinistra anticapitalista che abbiamo proposto e realizzato solo parzialmente nella consultazione elettorale deve essere rilanciato. Non abbiamo potuto realizzare questo obiettivo nelle elezioni europee perché vi è chi ha preferito il rapporto con  gli epigoni di Craxi all’unità della sinistra di alternativa ma non ci dobbiamo dare per vinti. Proponiamo perciò di costruire un polo della sinistra di alternativa, che a partire dal coordinamento delle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista si ponga l’obiettivo di costruire una rete di relazioni stabili tra tutte le forze politiche, culturali e sociali disponibili a lavorare per l’alternativa. Confronto e lavoro comune tra le forze comuniste e processo di aggregazione della sinistra di alternativa non sono processi alternativi ma due facce della stessa medaglia. Dobbiamo agire con forza questa prospettiva partendo dall’aggregazione a cui abbiamo dato vita alle europee per allargarla. Per costruire un processo di aggregazione della sinistra italiana non subalterna al PD così come abbiamo costruito una sinistra europea non subalterna alle socialdemocrazie.

Non abbiamo raggiunto il risultato che ci prefiggevamo alle europee ma abbiamo rimesso in moto il partito e lo abbiamo ridislocato nell’iniziativa politica. Si tratta ora di valorizzare il lavoro fatto producendo un salto di qualità sia nella costruzione dell’opposizione sociale che nell’iniziativa unitaria a sinistra. Dentro una crisi che stà cambiando tutto è possibile operare per un suo sbocco a sinistra. Questo è il compito dei comunisti oggi.

Paolo Ferrero

postato da PRCTERMOLI alle ore 07:35 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: interventi, elezioni, prc , ferrero

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